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Bandenbekämpfung, la guerra antipartigiana
( Fritz Herbert Dierich  ed  il   Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien)


Il 17 giugno 1944 Kesselring emanò un regolamento particolarmente severo per la lotta alle bande partigiane, che conteneva la cosiddetta "clausola dell'impunità", la garanzia dell'immunità per quei comandanti che dovessero eccedere nei metodi di lotta ai partigiani. Il primo luglio, egli richiamava l'ordine del 17 giugno e indicava specificamente, fra le misure da intraprendersi, l'arresto di una percentuale di popolazione maschile nelle zone di presenza partigiana e la fucilazione di questi ostaggi in caso di atti di violenza[1] Era la cosiddetta Bandenbekämpfung, la guerra antipartigiana. 


Luglio 1944 - Manifesto di propaganda fascista:
in primo piano un pugno di ferro che schiaccia i
partigiani e sullo sfondo case che bruciano, chiaro
avvertimento a chi appoggiava i "ribelli".
Un breve passaggio tratto da un saggio di Carlo Gentile[2]:
Un gruppo di forze tedesche, la cui presenza nei rastrellamenti non viene generalmente messa in adeguato risalto, ma è di importanza fondamentale per l’organizzazione della lotta antiguerriglia, sono quelle della Luftwaffe – sia quelle della contraerea, la Flak, sia il personale di servizio negli aeroporti- che costituiscono dei nuclei presenti in numerosissimi rastrellamenti.
In Piemonte, le basi dell’aviazione tedesca a Lagnasco e ad Airasca sono dotate di un Jagdkommando ciascuna (lett. nucleo «caccia»), inteso come «caccia» ai partigiani e non come specialità dell’aviazione. Inoltre la base di Lagnasco possiede una Eingreifgrupp (gruppo di intervento rapido) ed è dotata di cannoni da 88.
L’importanza di questi reparti è fondamentale in quanto queste unità sono spesso le uniche a disporre di armi pesanti, gli 88 appunto e le mitragliere della contraerea, armi che in uno scontro con i partigiani possono dimostrarsi risolutive”. [3]
Uno di questi reparti, il Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien (reparto di sicurezza della Luftwaffe) sicuramente era  presente[4] il 5 luglio 1944 a Farigliano ed a Piozzo (vedi documento n°18). Questo gruppo viene costituito in Piemonte, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio -quindi pochissimi giorni prima dei fatti di Farigliano- proprio per dare la caccia ai partigiani. Era formato da circa duecento avieri provenienti dagli aeroporti dell’Italia nord-occidentale e da circa ottanta soldati detenuti nel carcere militare dell’aviazione ai quali venne data la possibilità di “riabilitarsi” combattendo contro i partigiani.
Il comandante era il tenente colonnello Fritz-Herbert Dierich. 
Nato il 12 agosto 1908 a Friburgo, il 4 aprile 1936 sposa Liselotte Doburg, figlia del maggiore Doburg.
Entra nella Wehrmacht nel 1927 e nel 1934 passa nella Luftwaffe.
Partecipa nel '39 alla Campagna di Polonia quale comandante di squadriglia (croce di ferro di seconda classe), in seguito alla campagna di Russia (croce di ferro di prima classe) dove si era distinto nell'attacco aereo di Stalingrado.
Nel 1943 assume la direzione del Comando Aeronautico  del settore Sardegna e Corsica.
Quindi il 1 maggio 1944 è promosso tenente colonnello ed a fine giugno inizia la lotta contro i partigiani con il suo reparto: il Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien.



Scheda informativa del ten.col. Dierich, da documenti in possesso di
 A.D.I. (K) - Air Ministry - 17, Monck Street, London.
 [National Archive di Kew - Londra]


Questo è ciò che ripeteva spesso ai suoi ufficiali: 

I partigiani stanno al di sotto di ogni diritto umano, motivo per il quale la parola d’ordine è la seguente: piuttosto im­piccare dieci innocenti che lasciare impunito un col­pevole”.
(Da una denuncia sporta nei confronti di Dierich, da Alfons Holzhauser -un suo ufficiale- nel 1947).



Denuncia di Alfons Holzhauser 




Il maresciallo tedesco Anton Zörle che lo aveva conosciuto bene, riferì agli investigatori britannici che in provincia di Cuneo il tenente colonnello si era comportato in modo fanatico e spietato:"I monumenti di Dierich in Piemonte erano costituiti dai paesi incendiati e dalla gente impiccata. Egli esortava i suoi soldati dicendo:«Voglio vedere paesi in fiamme e forche utilizzate!». I fanciulli lo imploravano in ginocchio di non bruciare le loro case e di non mandare alla forca i padri e i fratelli, ma nulla poteva commuovere qulla belva. Al contrario i figli furono costretti a procurare i cappi per strangolare i padri e i genitori." (Dichiarazione rilasciata da Zörle in data 8 dicembre 1945 mentre si trovava prigioniero in un campo di concentramento Alleato). [5]





A settembre del ’44 tutto il suo reparto viene spostato in Veneto dove partecipa al rastrellamento del Bosco del Cansiglio e del Monte Grappa.

Da una nota informativa del CLN del dicembre del 1944 ora in possesso dell'Istituto Storico della Resistenza a Treviso, possiamo leggere: «A Montebelluna, presso villa Morassutti, esiste da 3 mesi un comando specializzato in rastrellamenti del quale fanno parte 2 criminali di guerra, autori di centinaia di impiccagioni innocenti, non senza aver fatto alle vittime passare le più atroci e impensate torture. Questi criminali rispondono i nomi di Dierich, braccio destro di Himmler, te. col. comandante il Regg. Sich. Rgt. ift 2 e Hptm Dumke, lpa Munchen 2». [6]


Villa Morassutti - Montebelluna
A sinistra, Dierich in attesa della visita del feldmaresciallo Kesselring
A destra, i due ufficiali si avviano all'interno della villa.
La foto fu scattata di nascosto da Marco Morassutti.
  
Un grazie particolare a Stefano Morassutti Vitale per aver messo a disposizione le due fotografie.





Al centro della foto il tenente colonnello Dierich 


Al centro della foto il tenente colonnello Dierich

Fritz Herbert Dierich
da  Luftflotte Sud 1944 03 19 nr 20

A sinistra il gen. Mahncke, a destra il ten.col. Fritz Herbert Dierich
                                  [Imperial War Museums, N°HU 55053]


                       Tatsinkaya, 1942  -  Cap. Schoeless e a destra il magg. Dierich

                 [Kampfgeschwader Edelweiss: The History of a German Bomber Unit, 1935-1945
    Wolfgang Dierich - 1975]





Soldati del Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien in piazza a Cavour il 30 giugno 1944
Bundesarchiv, Bild 101I-478-2175-37A / Rieder, Fred / CC-BY-SA



Soldati del Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien
  in piazza a Cavour il 30 giugno 1944
Bundesarchiv, Bild 101I-478-2175-38A /
Rieder, Fred / CC-BY-S









      Altre foto del Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien in Documenti n°26


Ancora Carlo Gentile: “ Nel frattempo nel Cuneese iniziano le operazioni del tenente colonnello Dierich che coinvolgono la Val Po con Cavour e Barge tra il 30 giugno ed il 2 luglio. Presso Crissolo, dove i tedeschi hanno individuato una base partigiana, intervengono 30 Stukas a bombardare e spezzonare l’accampamento. Poi è la volta di Dogliani, Clavesana e Farigliano nelle Langhe, dalla pianura cuneese e del Monregalese e infine di due valli particolarmente importanti per l’approvvigionamento di energia della costa ligure, la val Varaita, occupata da Dierich tra il 15 ed il 23 luglio e la val Maira, attaccata tra il 26 ed il 30 luglio dove i danni provocati dagli aspri combattimenti e dalle rappresaglie tedesche a San Damiano e Cartignano sono altissimi”. (da Carlo Gentile, Le forze tedesche di occupazione e il fronte delle Alpi occidentali, per Il Presente e la Storia n°46 pag.73  -1994-)



Le zone evidenziate indicano la presenza del Sicherungs-Regiment der Luftwaffe


Alcuni paesi rastrellati dal comandante tedesco: Rossana, il reparto di Dierich è qui il 12 luglio, in questa data il paese della Valle Varaita è dato alle fiamme. Stessa sorte a San Damiano Macra e Cartignano in Valle Maira il 30 luglio. Il primo di agosto tocca a Paesana, l’11 agosto a Venasca ed ancora Barge e Trinità.  Sempre paesi bruciati e sempre la presenza del tenente colonnello.
Elenco completo in Documenti n°18.
Dronero fu risparmiata dal rogo il 29 luglio, grazie alla mediazione dell’allora arciprete Don Giovanni Raviolo che convinse, dopo un lungo colloquio, l’ufficiale nazista a rinunciare alla distruzione del paese [7] anche se non mancarono i morti nemmeno in questa località.
Nel suo diario Don Raviolo, riferendosi ai partigiani, scriveva che erano « I giovani al monte, unica espressione di vita e indipendenza nazionale». [8]

1940, Don Raviolo, nella foto, a sinistra
da: www.labancadellamemoria.it
da "Ricostruzione"
del 10-11-1945 















Un’altro uomo di Chiesa, in quel periodo, intervenne più volte per far sospendere fucilazioni o devastazioni già decise: è il vescovo di Mondovì, Sebastiano Briacca. Ad esempio, nella frazione Surie di Clavesana, dove era stato prelevato il parroco don Teobaldo Albesiano (nato nel 1885 a Farigliano, qui vicecurato, poi parroco di Naviante dal 1923 al 1933, a Viozene dal 1933 al 1938 e quindi  alle Surie dal 1938 al 1965) con altri cittadini, riuscì ad ottenerne la liberazione. Il 13 settembre intervenne positivamente anche per il maestro elementare di Piozzo, don Civalleri, «arrestato per un incidente inspiegabile» [9]
Il vescovo, dopo gli incendi di Farigliano, Piozzo e Sant’Albano Stura aveva espresso la propria indignazione e protesta alle autorità provinciali tedesche e fasciste. Inoltre, dopo i gravi fatti di Trinità del 23 luglio –saccheggio ed incendio- , decideva di intervenire presso il comando germanico di Airasca, da cui dipendevano i reparti militari responsabili delle varie azioni punitive, inviando una lettera il 30 luglio nella quale lamentava quanto era accaduto e supplicava «in nome di Dio e dei principi di umanità [...] di non più permettere simili distruzioni contrarie ad ogni diritto divino ed umano, perché provoca[va]no la maledizione di Dio e degli uomini» [10]
Il comandante del settore di sicurezza ( Sicherungskommandant) gli risponde il 16 agosto e con tono piuttosto provocatorio, invita il vescovo ad indurre i “ribelli” a desistere dai loro attacchi contro i tedeschi e le loro basi militari. Questa è l’unica condizione per fermare le rappresaglie sulla popolazione. Egli si presentava come "un padre di tre figli in tenera età che ha perso tutto per i bombardamenti alleati, nonché coniuge di una donna la cui salute ha gravemente risentito della guerra".
La lettera [11] e la traduzione sono riprese dalle pagine del volume di G. Griseri, l’autore inserisce come firma in calce, il nome di Sieine, ma si tratta senza ombra di dubbio del tenente colonnello Fritz Herbert Dierich. [12]

La lettera del Vescovo e quella dell'ufficiale tedesco sono riportate integralmente in Documenti n°22.
Ecco alcuni passi della lettera di Dierich che meglio lasciano intravedere la “personalità” di questo comandante.

                Accuse per rappresaglie contro militari tedeschi


[ Le è rimasto nascosto che nella sua diocesi furono assassinati soltanto pochi mesi fa da gente della sua regione, in modo prettamente bolscevico e in maniera del tutto bestiale, 7 soldati tedeschi, tagliando loro il naso, le orecchie e le parti digitali e cavando gli occhi ( se ne hanno documenti fotografici)?]



[In Venasca a parecchi soldati germanici prigionieri sarebbero state strappate con speciali ordigni le unghie delle mani e dei piedi.]


Disposizioni di Kesselring


[ La serie di questi fatti scandalosi è senza fine. Poiché gli assalti insidiosi non sono cessati, in esecuzione degli avvertimenti del feldmaresciallo Kesselring diffusi da 8 settimane due volte al giorno per radio e mediante manifesti, le truppe hanno ormai agito, per finalmente proteggere, mediante duri esempi, alle spalle i soldati combattenti al fronte per la libertà dell’Italia e della Germania e noi tutti dal deleterio caos. Le misure sono dure e dure devono essere. Poiché i ribelli battono all’imboscata, vengono punite le famiglie loro, per colpire in tal modo loro stessi ].


Rappresaglia a Trinità


[ Trinità fu ammonita tre volte, prima di far sentire il castigo. Bisogna riconoscere chiaramente il pericolo bolscevico dei ribelli e muovergli contro nel modo più spietato e con le sue stesse armi, secondo il principio “Occhio per occhio, dente per dente”].


Legittimare il diritto di agire sugli avversari con spietata crudeltà


[ I ribelli non sono truppe regolari, e perciò non godono della protezione della Convenzione di Ginevra. Se si incontrano con le armi in mano, si vede in questo l’intenzione di uccidere e per essi sta la pena di morte. Solamente il nemico, che entra apertamente in lotta, viene trattato da soldato].


Prosegue ancora elencando una serie di profanazioni di luoghi sacri: a San Damiano Macra sono state trovate, dietro all’altare, bottiglie di whisky, in sacrestia 600 bombe a mano e munizioni.
La Chiesa di Cartignano è costruita come una fortezza con feritoie, ecc.
Farigliano e Piozzo non sono citati, probabilmente perché il comandante tedesco si riferisce soltanto alle ultime azioni di fine luglio, inizio agosto.
Dall'ultimo  libro di Carlo Gentile, I crimini tedeschi di guerra in Italia 1943-1945, Einaudi, 2015:
"Già intorno alla metà di luglio il comando militare territoriale di Cuneo aveva lamentato la scarsa disponibilità di Dierich a cooperare e aveva segnalato le difficoltà causate dalla «licenza che gli è concessa di dare alle fiamme le abitazioni, prerogativa della quale si è già largamente avvalso da queste parti». Le truppe che agivano ai suoi ordini avevano «spesso e volentieri appiccato il fuoco alle prime abitazioni capitate loro a tiro, senza alcun criterio», ignorando tutto della località e della posizione politica della popolazione. Ne conseguiva che «sono state molto spesso persone innocenti a pagare per i misfatti commessi dai ribelli nelle loro strade». A Barge, dove le distruzioni erano state piuttosto estese, risultava che dieci delle 60 abitazioni ridotte in cenere appartenessero a fascisti.
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Le rappresaglie di Dierich  sono praticamente tutte simili a quella di Farigliano, devastazione, saccheggio, incendio e uccisione di civili. Alcuni esempi:
 
Barge, 1 luglio: “...Un gruppo di tedeschi decide senz’altro una rappresaglia su Barge. Entrando in Barge incontrano un certo Beccaria, lo uccidono all’istante, poi seguono, incendiando un grande numero di abitazioni."[13] 
Bloccato rapidamente tutto il paese, la soldaglia caccia fuori dalle abitazioni uomini e donne e subito dopo le case, cosparse di benzina, vengono date alle fiamme... Ora nel cortile della fabbrica Estratti Tannici l'interprete traduce gli ordini dell'ufficiale: uomini e donne devono essere separati... Tra gli alberi sulle alture, intanto, coloro che son riusciti a fuggire vedono Barge che brucia... e affinché gli incendi non siano domati gli uomini saranno ancora trattenuti; le donne possono allontanarsi: ma se da parte dei ribelli un solo sparo partisse dalle alture circostanti sarebbe lo sterminio della popolazione...
Quando a sera i tedeschi abbandonano il paese, ottanta case di Barge sono completamente distrutte”.[14]
"...Un ufficiale minaccia di fucilazione il parroco Don Agnese  che, apostrafato come "Pastore dei banditi", viene accusato di aver fatto suonare le campane per avvertire i ribelli, anche se in realtà si trattava dell'ordinario scampanio del mezzogiorno". [15]


Barge


Rossana, 12 luglio: “...Il mercoledì 12 luglio dell’anno 1944, giorno che rimarrà scolpito nella mente e nel cuore di ogni rossanese, alle cinque del mattino ci svegliammo di soprassalto ai colpi di cannone... Per un buon pezzo continuarono a sparare e poi tornò la calma ed il silenzio... Quella gente porta proprio con se il terrore, vestiti color cachi con una mezza tunica di telo da tenda, sembrano i manigoldi che hanno messo in croce Gesù.
A scaglioni pigliano la direzione di tutto il paese... Dopo aver predato tutto quel che faceva loro comodo e quasi in tutte le case appiccato il fuoco, portando il terrore e la distruzione ad un paese innocuo e innocente, verso le nove, dopo una raffica finalmente se ne andarono”.[16]

 
Trinità, 23 luglio: “...Erano carri armati, con cannoncini e mitraglie piazzate, lanciafiamme, lancia bombe, autocarri zeppi di truppa... Le porte delle abitazioni furono sfondate e divelte dai cardini e quanto venne trovato nell’interno fu portato via e caricato su autocarri. Materassi, vestiti, biciclette, apparecchi radio, tutto faceva gola... Vacche, buoi, cavalli, maiali, pecore e conigli, pollame di tutte le specie, tutto veniva avidamente sottratto e portato via. Le cantine invase, il vino in bottiglia requisito, quello nelle botti spillato a sazietà... A mezzogiorno, già oltre sessanta autocarri di grosso tonnellaggio carichi di bestiame, viveri e suppellettili erano partiti... Carri lanciafiamme e lanciabombe si aggiravano per le strade e per i cortili proiettando a mò di fuochi artificiali una quantità immensa di bombe al fosforo...”[17]

 
San Damiano Macra, 30 luglio: “Il capoluogo, le borgate Podio, Berardi, Rio e Lottano, sono date alle fiamme e in brevi ora non saranno che fumanti macerie... I tedeschi in buona parte ubriachi, radunati nella villa, si inebriano nell’orgia del bere, della gozzoviglia e nella brutalità. Sorpresi due giovani... li percuotono a sangue e pugni e calci ed infine li impiccano entrambi ad una stessa gru per il carico dei legnami, sorgente sulla pubblica piazza, lasciandoli in vista al pubblico fino al mercoledì successivo”.[18]

  
Cartignano, 30 luglio: 2  partigiani  uccisi e 109 case distrutte.


Lapide esposta presso il Municipio di Cartignano in ricordo di quella giornata e dei due partigiani uccisi: Mario Fantini e Primino Fantini.












Paesana, 1 agosto: “ i tedeschi entrano in paese: spingono davanti a sé uomini donne ragazze che hanno rastrellato nella campagna e ogni ulteriore attacco dei garibaldini è reso impossibile da questo scudo umano, dietro cui essi avanzano. Nelle vie deserte di Paesana il nemico ha paura, e procede guardingo, lanciando a caso bombe a mano in ogni direzione... Intanto Paesana brucia: nere nuvole di fumo e lingue di fuoco escono dalle abitazioni e dagli uffici pubblici. Nei vicoli invasi dalle fiamme, a intervalli, risuona il fragore sinistro di un tetto che crolla. L' 82% delle case è stato danneggiato”.[19]


Paesana

Venasca, 11 agosto: “... improvvisa e selvaggia, si è abbattuta la repressione nemica su Venasca... l'attacco è stato esclusivamente rivolto contro la popolazione inerme. In pochi minuti il terrore ha invaso ogni abitazione, mentre donne e bambini e vecchi venivano ammassati sotto il porticato del mercato. Lì le implorazioni del parroco, che è caduto in ginocchio davanti all'ufficiale tedesco, si sono disperse di fronte al gelido atteggiamento di costui, e tra il fragore delle bombe dirompenti che stavano demolendo le case una ad una”.[20]

Venasca



Uno degli episodi più gravi (nella provincia di Cuneo) che porta la firma di Dierich avvenne il 22 luglio a Ceresole d’Alba dove furono impiccati 9 civili. Riporto alcuni passi della lettera che l’allora parroco don Pietro Cordero scrisse a Icilio Della Rocca, comandante della 104ma Brigata autonoma denominata “Bra”, inquadrata nel Gruppo Divisioni Alpine guidato da Mauri:
Il mattino del 22 luglio 1944, ci venne anticipata la sveglia dal lugubre crepitio della mitraglia. Una forte colonna di S.S. tedesche di circa 350 uomini e di alcuni repubblichini, proveniente da Scalenghe, Pinerolo, irrompe su Ceresole... si allarga a raggiera per compiere un rastrellamento in grande stile... Con i moschetti spianati circondano l’albero e intimano la resa. Si tratta di un piccolo gruppo di sei nostri giovani addormentati, che non hanno risposto alla chiamata repubblicana alle armi, e per sfuggire ai continui rastrellamenti si sono portati a dormire in prossimità dei boschi. Vengono percossi a sangue e perquisiti: non hanno armi, non possiedono documenti compromettenti.” Catturarono poi altre tre persone, quindi un processo burla: “I catturati del concentrico e della campagna sono portati tutti nella valletta a sud del paese, per il processo che dura non più di dieci minuti... Vedo i miei giovani gonfi in viso, occhi pieni sangue. Non posso trattenere le lacrime.. Intanto soldati dall’altra parte della via distendono funi e le tagliano a lunghezza misurata... Il comandante, tenente colonnello Dierich (?), mi si avvicina ed indicandomi i miei giovani «La vita... questi ribelli... vostra coscienza... ».
- Tutti ribelli... quello... capo banditi... trovato fotografie...

Degno Ruggero, Pettinati Florindo
 e Trinchero Giovanni
Su un’autoblinda, sotto il balcone dell’albergo in faccia vi sono: Trinchero Giovanni, Pettinati Florindo e Degno Ruggero... Dal balcone già pendono tre corde... Il comandante dà un ordine secco. Dietro di me romba un motore... è l’autoblindo che striscia via di sotto il balcone e lascia appesi alla fune i primi tre... Il terzo non è ancora morto. Un omaccione con la sigaretta in bocca, con un salto si aggrappa alle gambe dell’agonizzante e si abbandona così con tutto il suo peso. Si rilascia cadere a terra, si allontana di un passo, guarda ridendo la sua vittima soddisfatto dell’opera sua. Al secondo balcone d’albergo... il secondo gruppo. L’autoblinda parte e altre tre vittime sono immolate! Laggiù, il terzo gruppo è pronto per la stessa fine... La corda strozza Novarino e Molina. A Burzio si rompe la fune e piomba a terra, ma è ancora vivo... Buttato sull’autoblinda viene appeso una seconda volta... e le vittime innocenti salgono a nove!... Intanto il comandante tedesco continua a vomitare ingiurie, minacce e promesse di morte a me, al podestà e il proposito di radere al suolo tutto il paese come covo di ribelli.” Viene poi appiccato il fuoco all’albergo dove sono appesi gli impiccati, le fiamme divampano. “ ...bruciano le corde... Tre strapiombano a terra tra bragia e rottami... i corpi dei tre infelici appaiono nudi in posizioni tragicamente impressionanti... La tragedia sta per finire. Il comandante, squalificato il podestà, impartisce al parroco gli ordini da trasmettere alla popolazione.
- I cadaveri caduti a terra per l’incendio dovranno essere immediatamente riappesi al loro balcone.
...dovranno rimanere appesi fino alle ore dodici del giorno seguente. Aeroplani verranno in volo... se i cadaveri non risulteranno appesi... il paese sarà bombardato dall’aria, indi i carri armati con lanciafiamme faranno il resto”.
I cadaveri vengono riappesi, con una fune sotto le ascelle... mentre delle Cicogne (piccoli aerei) dall’alto compiono la prima ricognizione. Altra ricognizione la compiono il mattino seguente, abbassandosi sino a sfiorare i tetti: la barbara imposizione è rispettata: i nove cadaveri sono ancora tutti appesi”. [21]
In Documenti n°25, l'articolo apparso su l'Avanti del 28-06-1945  che ricorda i fatti di Ceresole d'Alba.



Come già ricordato all'inizio del capitolo, a settembre questo reparto è trasferito nel nord-est dell’Italia dove continua a perpetrare stragi. Un passo del libro Il massacro del Grappa:Il 22 settembre il colonnello Dierich fece distruggere tutta la frazione di Schievenin ad eccezione di due case, dove si erano insediate le truppe tedesche e la chiesa, e due giorni dopo la località  Costa Caorera di Schievenin, per un totale di 60 case bruciate e altrettante famiglie senza un tetto. Quattro uomini del paese, Giuseppe, Bernardo, Giulio e Angelo Schievenin vennero uccisi dopo essere stati usati come ostaggi, e fu dato il permesso di seppellirli solo il 26 settembre, “dopo quattro giorni in cui rimasero sul luogo dell'esecuzione sotto la pioggia e lo scorrere dell'acqua”. [22]
Dai documenti di Carlo Gentile è riscontrata la presenza di questa unità tedesca sino al 19 ottobre 1944, precisamente ad Erto, Cimolais e Claut in Friuli. Probabilmente a fine 1944 il reparto fu sciolto.


Distintivo antipartigiani
A molti di questi militari tedeschi come premio di riconoscenza per la lotta contro i partigiani fu conferito il Bandenkampfabzeichen, un distintivo costituito da una corona ovale con all’interno un serpente multitesta che rappresentava i “banditi”. Fu introdotto dal  Reichsführer-SS (il grado più alto delle SS)  Heinrich Himmler il 30 gennaio 1944.
Era rilasciato in tre versioni: in bronzo, per venti giorni di combattimenti contro i partigiani, in argento per cinquanta ed in oro per cento giorni.

A tutto il reparto Sicherungs-Regiment der Luftwaffe Italien venne assegnato il distintivo d’argento.



Fritz Herbert Dierich in una foto del 1967
 
da Der Spiegel 47/1967
Nel 1964, il governo di Bonn, all’apice della discussione parlamentare sulla prescrivibilità dei crimini di omicidio del nazionalsocialismo, inviò una richiesta ai paesi occupati dai tedeschi nella quale si richiedeva l’invio di documentazione relativa a crimini commessi durante il periodo nazionalsocialista e rimasti sconosciuti alla Germania. Il 9 marzo 1965, l’Italia trasmise all’ambasciata tedesca, probabilmente senza nessun criterio logico, una prima quarantina di fascicoli riguardanti stragi in varie località italiane. Un’altro elenco definitivo venne trasmesso il 26 maggio 1965, sicuramente anche questo assai incompleto.
Ricevuto questo materiale i tedeschi iniziarono le indagini condotte quasi sempre con grande serietà e professionalità[23] ma molto lente a causa anche di numerosi testimoni sentiti. Nonostante questi sforzi quasi nessuna indagine si concluse con un rinvio a giudizio.
Tra questi documenti inviati al governo tedesco nel 1965, compaiono anche i crimini commessi a Farigliano, Piozzo e Carrù: “Stragi di civili compiute a Piezzo, a Fariglino [sic] ed a Carrù il 5 luglio 1944 ad opera di reparti tedeschi rastrellatori.”    
Compare pure il nome dell’imputato Dierich. Il tutto viene archiviato.   [In Documenti n°1-2]

Nel dopoguerra, questo ufficiale, continuò a far parte delle forze armate tedesche e dirigeva una sottosezione  responsabile dell'acquisto di materiali bellici del Ministero della Difesa. 
Nel 1966, a 58 anni, Dierich viene relegato in pensione  con il grado di colonnello, non senza polemiche, infatti il militare lamentava di non essere stato promosso a Generale. [24]
Muore, all'età di 70 anni, il 15 aprile 1978 a Langenlonsheim, un piccolo comune della Renania-Palatinato.[25]




Note


1 Paolo Pezzino, Guerra ai civili. Le stragi tra storia e memoria, “Passato e presente”, XXI (2003), n. 58, p.17
2 Carlo Gentile, laureato nel 1993 con una tesi dal titolo "La repressione tedesca nell'Italia occupata 1943-1945" all'Università di Colonia, dove ha frequentato i corsi di studio di storia medioevale e moderna (Mittlere und neuere Geschichte), discipline ausiliarie della storia (Historische Hilfswissenschaften) e giudaistica (Judaistik).
Si è occupato principalmente di storia dell'occupazione tedesca, della guerra partigiana e dei crimini nazisti durante la seconda guerra mondiale ed è autore di numerosi saggi su questi temi pubblicati in Italia ed in Germania. Inoltre si è occupato in varie pubblicazioni delle fonti fotografiche sull'Italia occupata.
Nel biennio 1995-1996 ha partecipato al progetto Fonti della Resistenza e Atlante storico dell'Istituto Nazionale per la Storia del movimento di Liberazione in Italia di Milano. Di recente ha collaborato al progetto coordinato da Paolo Pezzino (Università degli Studi di Pisa) "Guerra ai civili. Per un atlante delle stragi naziste in Italia" nel cui ambito si è occupato dello studio dei perpetratori delle stragi ed al progetto "Storia e memoria delle stragi in Toscana" patrocinato dalla Regione Toscana.
Dal 1997 è stato più volte consulente delle autorità giudiziarie italiane e tedesche in procedimenti penali per crimini di guerra. Ha collaborato a numerosi procedimenti delle Procure Militari di Torino, Napoli e La Spezia ed in particolare ai processi nei confronti degli ex ufficiali della Gestapo Theo Saevecke (strage di Piazzale Loreto) e Friedrich Engel (eccidio del Turchino). In Germania ha collaborato alle indagini della Procura di Amburgo nei confronti di Friedrich Engel e, attualmente, a quelle della Procura di Dortmund per le stragi di Cefalonia, Civitella e di Vallucciole. È stato consulente del tribunale di Amburgo. Vive a lavora in Germania.
3 Carlo Gentile, Le forze tedesche di occupazione e il fronte delle Alpi occidentali, per Il Presente e la Storia n°46 pag.68-69 , 1994
4 Bundesarchiv Berlin, R70 Italien/29,45  (data base di Carlo Gentile)
5 Lorenzo Capovilla-Federico Maistrello, Assalto al Monte Grappa, 2011
6 La Tribuna di Treviso del 31 agosto 2013
7  Memorie di Don Raviolo
8 M.Giovana, Partigiani e popolazione: valori ideali nella lotta di liberazione in valle Maira. Cuneo 1996, p.13
9 Giuseppe Griseri in Caratteri della Resistenza Cuneese, pag.195
10 Giuseppe Griseri, Il Monregalese durante l’occupazione tedesca e alleata, p.91
da Renzo Amedeo, Fatti de la Resistenza Monregalese . III. Sacerdoti nostri alle prese con i nazifascisti, p.37
11 Archivio Vescovile Mondovi, Carte Briacca, Guerra 1940-45, Parte II in Giuseppe Griseri, Il Monregalese durante l’occupazione tedesca e alleata, p.185,186,187
12 Come mi ha confermato C.Gentile (vedi nota 2): la firma di Dierich, apposta anche su altri documenti d’archivio, se letta senza conoscere il corsivo tedesco, ricorda la parola Siaine.
13 Don Michele Lerda, Un prete nella resistenza piemontese, Tipolit. Nuova Stampa, Revello, 1977, pag. 127
14  Marisa Diena, Guerriglia e Autogoverno, Guanda editore, Parma 1970, pag.113 
15 Giuseppe Barbero, Ventimesi, Isca, 2007, pag.181 
16  Giorgio Beltrutti, Rossana nella storia del Piemonte sud-occidentale, L’Artistica Savigliano, 1975
17  Giuseppe Germanetti, Trinità 1944-1945, Diario di Michele Vaira, Arti Grafiche Dial, Mondovì, 2005, pag.34-35
18 Secondo Garnero, La Valle Maira a Ferro e Fuoco, Edizioni Ousitanio Vivo, 1994, pag.37
19  Marisa Diena, Guerriglia e Autogoverno, Guanda editore, Parma 1970, pag. 138-139
20  ivi pag. 154 
21 Icilio Ronchi Della Rocca, Ricordi di un partigiano, La Resistenza nel braidese, Franco Angeli Editore, 2009, da pag. 95 a 102
22 Sonia Residori, Il massacro del Grappa: vittime e carnefici del rastrellamento, 21-27 settembre 1944, Cierre, 2007, pag.109
23 Carlo Gentile, Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-45, 2005, pag.18
24 Der Spiegel 47/1967
25 Come mi ha confermato, in data 11-01-2017, l'ufficio anagrafe del comune di Langenlonsheim:"Herr Oberst a.D. Fritz-Herbert Otto Erich Hanns Dierich ist am 15.04.1978 in Langenlonsheim verstorben".

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